News Il progetto Lang%Zero protagonista su Corriere Torino
Scritto da fabiooberto il 13/01/2026
Negli ultimi anni il mondo del vino sta attraversando una trasformazione profonda, spinta da nuovi stili di consumo, mercati internazionali sempre più attenti e una domanda crescente di alternative consapevoli.
In questo contesto si inserisce il nostro Lang%Zero, e Corriere Torino ha dedicato un approfondimento raccontando la visione, il percorso e le sfide di chi ha scelto di investire in questa categoria emergente.
L’articolo di Nicolò Fagone La Zita è riportato di seguito e racconta di come questa nuova categoria stia guadagnando spazio nel mercato globale e di come, nonostante l’attuale scetticismo di alcune realtà, le prospettive di crescita siano concrete e già visibili oltre confine.
“Il vino dealcolato è il futuro, comanda il mercato. Per ora i ristoranti lo snobbano, si ricrederanno tra un paio d’anni”
Il vino dealcolato è il futuro, già oggi ci sta fornendo grande visibilità in tutto il mondo. La strada da intraprendere è decisa dal mercato, e posso assicurare che fuori dai confini nazionali la richiesta è alta. Occorre fare in fretta, però, perché i tedeschi e gli spagnoli stanno conquistando i segmenti più importanti, con prezzi super competitivi.
E se il Nebbiolo cala un po’ nelle vendite, questo è il modo perfetto per recuperare terreno e aumentare il fatturato.
Fabio Oberto, 49 anni, è uno dei primi imprenditori piemontesi che ha scelto di scommettere sul vino senza alcol. A La Morra, dove già produce Barbera, Nebbiolo, Arneis e Barolo (Collina di Dioniso), adesso ha aggiunto il progetto Langhe Zero, cambiando la routine degli ultimi 20 anni per creare Chardonnay dealcolato.
Oberto, come ha preso questa decisione?
Può sembrare insolito che un produttore di vino tradizionale come me abbia deciso di intraprendere una sfida così complessa, ma la mia visione è chiara: offrire un prodotto diverso amplia le possibilità di scelta per il consumatore. Io esporto il 95%, se i clienti mi chiedono un nuovo target, io li accontento. E poi ho pensato a quelle situazioni in cui, per necessità o desiderio, si cerca un’alternativa alle classiche bevande alcoliche. Dagli sportivi ai neopatentati, fino alle donne in gravidanza.
Quale vino dealcolato producete? Quali sono le fasi?
Per ottenere un ottimo prodotto occorre sfruttare le potenzialità che il vino offre in natura, lavorando su rese d’uva particolarmente basse per incrementare il contenuto zuccherino. Per questo noi partiamo da uve Chardonnay, con una gradazione superiore al 13,5%. L’alcol è essenziale per conferire al vino struttura, aroma, stabilità e corpo, per questo lo eliminiamo al 100% solo in un secondo momento, tramite l’osmosi inversa. Infine si vanno ad aggiungere gli zuccheri naturali del mosto per conferire la sensazione avvolgente e la pienezza tipica del vino tradizionale.
Il gusto del vino dealcolato è simile a quello del vino normale?
Può variare, dipende sia dal processo produttivo che dalle percezioni sensoriali individuali di chi lo degusta. Un aspetto positivo della dealcolizzazione è che i composti fenolici, noti per i loro benefici per la salute, vengono preservati.
La differenza tra vino senza alcol e un comune succo d’uva?
Il secondo è un prodotto puro ottenuto dalla semplice spremitura. Non subisce fermentazione, quindi non contiene alcol sin dall’inizio. Il vino dealcolato invece conserva i tratti complessi del vino, sviluppa aromi e complessità. Anche senza alcol, mantiene molte caratteristiche aromatiche e gustative del vino, anche se può risultare leggermente meno intenso.
Quando avete iniziato a produrlo? E come è andata la vendita?
L’anno scorso, con le prime 1.400 bottiglie. Il 20% è rimasto in Italia, mentre il resto lo abbiamo esportato soprattutto in Canada, Estonia, Stati Uniti, Inghilterra e Australia.
E quest’anno? Aumenterete la produzione? A quali prezzi?
«Sicuramente, vorrei anche provare a offrire una nuova tipologia. L’idea è quella di creare un dealcolato mixato usando sia lo Chardonnay (60%) che l’Arneis (40%), partendo con 1600 bottiglie. All’inizio non vogliamo esagerare coi numeri perché la scadenza dura solo 2 anni. Il prodotto non migliora invecchiando, per intenderci. I prezzi variano tra i 5 e i 7 euro a bottiglia, in base alla destinazione.
In Italia registrate tanta resistenza? Il dealcolato è considerato un’eresia?
Purtroppo sì, molti si rifiutano persino di chiamarlo vino, compresi i ristoranti. Ne riparleremo tra qualche anno. Forse siamo il Paese che più di tutti non accetta questo tipo di prodotti. Temo che si apriranno gli occhi troppo tardi, quando le aziende spagnole tedesche avranno già conquistato le mete più redditizie. Giù oggi esportano a prezzi molto bassi, anche 30 centesimi al litro.
Quale mercato vorreste conquistare?
Il Giappone, lì apprezzano tantissimo i nostri prodotti e il vino senza alcol è perfetto per integrarsi a tavola con la loro cucina.
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